Riconoscersi

il_conflitto_fra_le_donneOggi vi parlo di un libro che mi è servito per capire molte cose, degli ultimi anni ma non solo. Un libro che si legge non solo in quanto teoria, ma che si sente nella pelle, si capisce chiaramente che è il frutto concreto e intenso di esperienze di vita, oltre che degli incontri che l’autrice, Sofie della Vanth, tiene sulla “spiritualità femminile”.
Mi piace molto perché Sofie parla dell’importanza politica del contributo femminile alla dimensione spirituale e, più in generale, di come le forme sociali abbiano dei significati a cui non siamo solite pensare.
Personalmente con “femminile” intendo non solo “delle donne”, ma di quello che il femminile rappresenta: pensiero intuitivo, capacità di accogliere, collegare, mettere in relazione, con l’attenzione sul processo, in contrapposizione al pensiero analitico, razionale, gerarchico, incentrato sugli obiettivi che di norma viene attribuito al “maschile”. Due forze presenti in ciascuno di noi, indipendentemente dal genere.
Insomma il cerchio rispetto alla freccia.
Venere rispetto a Marte.
Il calice e la spada, per citare Ryane Eisler, antropologa che si è occupata di questi temi nella storia.
Non due cose in contrapposizione tra loro, ma che dovrebbero essere in equilibrio. Dovrebbero, appunto.

Il conflitto tra le donne, e le sue espressioni forti, intime, come provenienti da un mare sotterraneo, non è mai sopito: risuoniamo così tanto insieme, come donne, come dice Sofie abbiamo un “campo morfico” in comune, una reciproca sensibilità che ci fa entrare in sintonia molto profondamente, ma poi siamo tutte vittime della stessa rimozione, delle stesse violazioni dovute alla società, quella di oggi, ma anche dei soprusi inscritti nelle nostre memorie cellulari da tempi antichi, in particolare dall’Inquisizione. Nelle altre donne, dice Sofie, vediamo le nostre stesse ferite, sofferenze, aspettative, ansie. Così subentrano il giudizio, la delusione e, appunto, i conflitti, specie nei progetti collettivi dove si è molto coinvolte, ancora di più che nelle amicizie.
Alle donne, un tempo solidali tra loro, seppure con tutti i limiti delle società tradizionali, è stato insegnato a diffidare le une dalle altre. Tolta la loro dignità economica, le possibilità di sopravvivenza degna offerte dalle terre comuni, dalla collaborazione all’interno delle comunità, da mestieri e ruoli di potere, guarigione, conoscenza della terra, dei cicli, dalle regole imposte alla libertà sessuale e riproduttiva da parte di medici, gerarchie ecclesiastiche e nuove convenzioni sociali, si sono ritrovate separate, costrette a entrare in conflitto per accaparrarsi un uomo. Forse ne stiamo lentamente uscendo, chi più chi meno, ma ci capita spesso di essere molto sensibili alle altre donne, percepire debolezze e virtù, sofferenze e passioni, da diventare esigenti, giudicanti, arrabbiarsi con l’altra quando non la vediamo reagire a sufficienza, o peggio, riprodurre meccanismi di competizione e separazione, per l’abitudine di secoli.
Una delle soluzioni? Accogliere, e trasformare, sapendo che quello che ci arriva dall’esterno è solo uno specchio: posso lavorare per quanto riguarda me stessa, non entrare nel merito della vita dell’altra, che posso ascoltare, conoscere, comprendere, ma senza entrare pesantemente, con il giudizio, , pretendendo qualcosa, proiettando su di lei aspettative, magari le stesse che ho su di me.
Se ognuna di noi ce la farà, ce la farà per se stessa, ma in qualche modo anche per tutte le altre. Ognuna può liberare solo se stessa, ma attenzione, la liberazione è contagiosa! 😉

Qui più informazioni, anche per acquistare il libro.

Vi lascio con una poesia, pubblicata sul libro, permeato di una scrittura poetica e empatica.

Riconoscere la povertà nella nostra situazione attuale
il dolore di una cultura eliminata violentemente
le memorie di una dignità altra, di una vita
nell’abbondanza
riconoscere la disperazione e la bellezza
lo splendore e la caduta
il sapere e le potenzialità
il tentare, sbattersi, riprendere, rassegnarsi, risorgere

Riconoscere l’essenza divina, la preziosità
il legame indistruttibile con la linfa vitale
con i segreti dell’esistenza
riconoscere la negazione, i meccanismi elaborati
per vivere comunque, sopravvivere, continuare
nel sapere di essere custodi, portatrici, creatrici
del Futuro Arcaico*
riconoscere le ferite e le guaritrici
l’intensità di essere nel collegamento cosmico

Riconoscersi nel divieto di essere polvere stellare
riconoscerci nell’immensità nell’immensità delle possibilità
Danzatrice sulla Soglia
Messaggera del Niente
nella luce che c’è e non c’è

*da Mary Daly, Quintessenza. Realizzare il Futuro Arcaico, Venexia, 2005

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