Scrivere è una radura

Di Biancospino.

Questo spazio, Radure.net, tace da molto, troppo, tempo.
E’ ancora uno spazio minuscolo, nel cuore di due, ma soprattutto ora di una persona, che qui nel nostro boschetto si chiama Biancospino.

Il Biancospino cresce lentamente sul suo legno duro, costeggia i campi, precede il bosco, straripa di fiori bianchi a primavera, di bacche rosse in autunno.
Protegge l’Amore, ma si difende con le spine.
Ospita e nutre molteplici uccelli e insetti.
Il suo uso terapeutico per gli umani è di calmare il cuore ma rafforzandolo (come gli erboristi Strulgador ci hanno insegnato).

E forse – ora mi sembra tutto più chiaro – per imparare a farlo deve prima curare il suo.

 

Radure.net è, dunque, uno spazio minuscolo, ma è pur sempre una scintilla di luce che filtra attraverso una foresta lussureggiante, anche se ora intricata. A tratti quasi spaventosa.

Eppure andare a fondo della “selva oscura” è parte del ritrovare la strada.

Piccole illuminazioni: se “Radure” è ritrovarsi,
per ritrovarsi bisogna anche essersi persi.

E qui lo facciamo alla grande!
Quindi chissà quanto ci ritroveremo!

 

Non potevo tornare qui se non con un post che parla di ricominciare a scrivere, che è anche ritrovarsi. Un pensiero-seme, cullato da diversi mesi, caduto su terreno non arato, in tempi di siccità, ma che per ora ce l’ha fatta.

Biancospino sui calanchi a inizio ottobre.

Ma veniamo al pensiero-seme, e che possa germogliare anche in voi.

Scrivere è una radura.

Scrivere è collegato al centro del cuore – o, se volete, chackra – è una cosa che si fa con la testa, il cuore e anche con le mani (anche se oggi si fa più con i tasti che con la penna).

Scrivere è tracciare un cerchio con le parole, per ritrovarsi, disegnare la propria casa – o foresta – proteggere lo spazio intorno a noi, anche mentre ci muoviamo.

E’ ritrovare senso, identità, direzione.

E magari compagni di strada.

Torno a scrivere qui con un’urgenza personale, che mi sento di condividere:
scrivete selvatico.

Scriviamo selvatico.

Ci stiamo facendo coltivare dai social network, anche e soprattutto chi è portato alla scrittura, alla parola e alle immagini.
I social sono campi di coltivati a monocoltura, in una pianura immensa dove c’è qualcuno – molto pochi – che possiede le sementi, il carburante, i concimi e pesticidi, e noi insistendo a fiorire imperterrite lì in mezzo, con le nostre parole e immagini, contribuiamo a far crescere quei campi, quella monocoltura.

Non possediamo più neanche le nostre parole o le nostre immagini.

Fioriamo e regaliamo i nostri frutti ai mercanti e i nostri amici, per leggerci, devono trovarci sugli scaffali dei supermercati.

So che è una lotta di Davide contro Golia, ma non posso rinunciare neanche a questa piccola battaglia se questa sono io, se in tasca ho questi semi.
Ottimo usare i supermercati (i social), dunque, per il lavoro, certamente, ma cerchiamo di passare più tempo là fuori, nel mondo selvatico.
Osserviamo che il selvatico esiste anche dove non ce lo aspetteremmo.

Richiede un po’ di fatica in più, di autonomia, ma questo è parte del gioco, e ci piace, solo che i social ci prendono per pigrizia e vanità e ce lo fanno dimenticare.

wildwriting

La mia amica e compagna di avventure Robinia mi ricordava che gran parte della ricchezza di biodiversità si trova nei luoghi cosiddetti marginali.

Il potere della foresta è custodito dalle siepi, dai cespugli, dai piccoli frammenti di terre incolte scappati alla megamacchina, presidio di intensa vita selvatica.

E proprio qui, dai margini, secondo me, dobbiamo riprendere a scrivere di più, per farci leggere da qualcuno con un cuore, fossimo anche solo noi stesse.

Con poca fatica possiamo comunicare di più fuori dai social network, che per altro ormai stanno anche passando di moda: sono passati sempre di più dalla condivisione alla commercializzazione e questo, a lungo andare, sembra che non paghi.

Con poca fatica e molto più piacere, solo prendendoci quel tempo e quello spazio mentale – una radura! – possiamo scrivere di più sui nostri blog, via email e newsletter, sms e – sì, sono un’inguaribile romantica – anche lettere e cartoline.
Con la penna.

Riportiamo le nostre energie verso di noi, rifacciamo della scrittura uno spazio nostro, magari diretto a persone precise, a cui vogliamo comunicare cose concrete, magari per fare qualcosa insieme, non solo sparando nel mucchio sperando che qualcuno ci guardi, coltivati come siamo nello spirito voyeristico che i social generano, per forza di cose.

Sono in ritardo, lo so, ormai assomiglio sempre più al Bianconiglio.

O forse sono al posto giusto, al momento giusto, per fiorire lungo un sentiero qualsiasi, senza sapere che cosa accadrà.

Non è stato leggero dopo un lungo periodo alle Canarie tornare sui calanchi, terre di argilla dura eppure ballerine.

Ma la fortuna di amare il selvatico è anche quella di imparare ad accettare il caos, ritrovare piccole radure di senso in momenti oscuri.

E a quelle attaccarsi per ritrovare il sentiero.

E forse quanto più ti perdi, tanto più vai in profondità nel ritrovare una strada che è solo tua.

E così qui, nell’autunno tiepido, “October is the new September”, in quanto a buoni propositi e nuovi inizi, e il mio è questo

scriviamo selvatico

in spazi solo nostri,

i nostri margini ricchi di biodiversità.

Magari insieme.

Ma questa è un’altra storia e avrete presto mie notizie.

Biancospino

wild-writing
Foto di repertorio. Qualche anno fa, ma forse lo stesso sole di tramonti di un ottobre tiepido.

P.S. Nulla ci vieta – e penso soprattutto a chi comunica per lavoro – di condividere sui social network, ma conserviamo tutta la nostra dedizione in primo luogo in contenuti che siano solo nostri.
Se non abbiamo energie… condividiamole.
Avevo anche iniziato a usare delle hashtag, dall’alto dei miei 500 followers ^_^
#wildinstagram #wildwriting #scrivereselvatico – ma se no scriviamoci nei fossi, nelle siepi, lungo le strade.
Così come viene.
Selvatiche.

If you like it follow Radure!
RSS
Follow by Email
Facebook
Facebook
Instagram

2 thoughts on “Scrivere è una radura

  1. Be wild. Breath the panic of the void.
    Break the rush for sit in your silence.
    Breath your emotions and let it ripen in art creation

Leave a Reply