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Per una filiera del legno sostenibile sull’Appennino

Questo post è stato scritto originariamente da Biancospino per Simone Frabboni (gioielli e oggetti di design in legno), attività di cui è socia e per cui segue la comunicazione, in particolare sito e negozio online.

E’ nato per raccontare il dietro le quinte di un lavoro artigianale, con legni locali dell’Appennino bolognese, quindi parla anche di questo territorio e i suoi personaggi.


Nel nostro lavoro svolgiamo attività molto diverse tra loro e la maggior parte vanno in direzione dell’economia circolare e sostenibile, come la nostra ricerca sui materiali ecologici, legno e resine.
Ad esempio solitamente non acquistiamo legno nei canali commerciali, ma selezioniamo essenze selvatiche nella zona in cui viviamo, o grazie all’aiuto di giardinieri e agricoltori in giro per l’Italia.
Per le essenze esotiche, abbiamo acquistato alcuni stock da artigiani che stavano chiudendo la loro attività o utilizziamo legno che abbiamo attentamente riciclato negli anni.

Legno di bosso, dal giardino di un castello antico

La nostra filiera: persone, storie e boschi

Oggi vogliamo mostrarvi alcuni luoghi che sono il backstage del nostro lavoro, raccontando le storie delle persone che incontriamo quando lavoriamo col legno nel nostro territorio.
Questo tema è interessante anche per le possibilità di occupazione in attività ecosostenibili e legate all’economia circolare.
Dopo diversi anni in cerca di legni sulle nostre colline e montagne, Appennino tosco-emiliano, crediamo che qui ci sarebbe spazio per incrementare attività locali e sostenibili legate al legno e a tutte le professioni che lo riguardano, quindi anche a una gestione forestale che apporterebbe benefici a tutto il territorio

Grandi alberi e legno massello

Negli ultimi 40 anni i falegnami sono passati da lavorare il legno massello ai prodotti multistrato che hanno solo una piccola parte di legno e spesso presentano invece sostanze tossiche, come colle e formaldeide.

Cercando tavole di grandi dimensioni abbiamo trovato due fornitori, due realtà artigianali e contadine che hanno ancora strumenti adatti per tagliare alberi grandi e farne tavole.
Uno di loro lavora ancora come giardiniere per alberi di grandi dimensioni, è spesso in giro in tutta la provincia di Bologna per abbattimenti o potature e porta nel suo laboratorio gli alberi che qui trasforma in tavole.
Ha un macchinario professionale molto grande per fare le tavole, che risale anni Ottanta, un grande capannone (prima era la stalla dove teneva le mucche) e una gru con cui sposta i grandi alberi.
Ha circa 70 anni ma sembra una persona sempre giovane, di quelle senza età.
Da lui (quando riusciamo a trovarlo, perché è sempre fuori e non usa il cellulare!) incontriamo spesso persone che cercano del legno o chiacchierate interessanti.

Qui c’è così tanto legno, legno dappertutto, di diverse essenze: negli ultimi 4-5 anni il mercato è collassato, ci dice, e ora è difficile vendere le tavole e le assi, anche perché negli ultimi anni si è fermato anche il settore dell’edilizia.

L’altra persona che abbiamo conosciuto è un contadino in pensione che ha una vecchia sega costruita artigianalmente, usa il trattore per muovere gli alberi e tagliarli nella grande macchina.
I giardinieri erano solito portargli grandi alberi da trasformare in tavole. Sta smettendo l’attività perché ormai è anziano, ma anche lui riferisce come negli ultimi anni sia sempre più difficile vendere il legno, soprattutto a buoni prezzi.


Entrambi lavorano essenze lignee di qualità, resitenti e belli: cedro, castagno, rovere, ciliegio, pero, carpino, ma anche il pioppo o l’acacia possono essere utili e belli, a seconda del lavoro da fare.

Invece se si va ai grandi magazzini dedicati agli hobby e alla decorazione della casa, di solito aziende multinazionali, si trovano tavole di legno grezze (per lo più pino o abete), che quando va bene vengono dalle piantagioni francesi.
Intanto in pub e ristoranti il legno massello è una moda diffusa, legno che spesso viene dall’Africa. 

Qui invece negli ultimi anni abbiamo visto perfino un grande cedro e una quercia trasformati in cippato (sminuzzati in chips per il riscaldamento) da un’azienda locale di manutenzione del verde.

Per quello che vediamo ci sono opportunità non ancora sviluppate in alcune zone d’Italia, almeno qui da noi, per lavorare con il legno, secondo una gestione sostenibile dei boschi e prendendosi cura del territorio. 
Basti pensare che in Italia si importa legno dall’Austria e dalla Slovenia.

Speriamo che qualcuno prenda il posto di queste persone che conosciamo, che fanno un lavoro prezioso, ma ovviamente perché questo avvenga ci dovrebbe essere anche un mercato, e ora il settore rivela molte difficoltà, a causa del mercato globale del legno e dei mobili di bassa qualità.

Per questo possiamo aspettare che le istituzioni o il mercato cambino qualcosa, o possiamo cominciare noi il cambiamento, acquistando legno locale e prodotti artigianali per le nostre case.

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