Febbraio 2020

Cambiamento-climatico

La terra è dura e secca, qui sulle colline cominciano a fiorire le margherite e i nontiscordardimé.
Calendule imperterrite sono rimaste fiorite tutto l’inverno.
La rosa canina quest’anno non era un gran ché per la poca acqua, o era dura perché non ha gelato.
Prugnoli, biancospini e frassini l’anno scorso hanno fatto frutti all’impazzata, troppi, e troppe poche foglie.

Sembrava un riprodursi disperato in caso di non farcela.

L’anno scorso molte foglie qui si sono “bruciate” perché dopo giorni caldi come questi, ha gelato.
E qui di nuovo cominciano in tanti a tirare fuori le gemme.

Tuttavia gli unici a poterlo cantare, avere paura e provare ancora a cambiare qualcosa, siamo noi, stupidi umani.

Non senza peccato dichiaro che il mio spirito di animale estivo è comunque ingenuamente felice del tepore.

Se faccio finta di non vedere quella foschia da inquinamento padano sempre più densa e frequente.


Eppure il vostro silenzio mi fa male, herman@s.


Come potete non sentire l’urgenza di mettere a soqquadro le vostre vite, tentare di svegliarci dall’oblío capitalista, urlare e cominciare all’istante a fare qualcosa?

Congiunzioni astrali impegnative e cambiamento climatico estraggono poesia pesante, mi dispiace, spero non rovinare vostre gallery, mindset o mindfulness.

Viaggio, bipolare come sempre, tra l’affetto per la nostra specie, talvolta raffinata e sensibile, e la visione di vederci affondare, sempre più velocemente, in un paesaggio che sarà comunque di sorprendente bellezza.
Facciamo che non sia troppo truce.
Che il vento ritrovato su queste colline dure ci riporti il senno che ci aveva tolto, andandosene, anni fa.


Pollyanna tornerà, domani, o forse Patty Smith ci canterà “People have the power“.
Intanto, sveglia, per tutt*.

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